nostra posizioneObiettivi della campagnaAlla luce di quanto emerso da un attento esame del quadro nazionale e internazionale in materia di responsabilità sociale d’impresa, la campagna Meno Beneficenza Più Diritti intende perseguire una serie di obbiettivi considerati prioritari. Il livello nazionale
Secondo le definizioni istituzionali riconosciute a tutti i livelli la RSI è intesa come lo sforzo delle imprese di andare oltre gli standard minimi richiesti dalle convenzioni internazionali[1] e dalle leggi nazionali. Per questo si ritiene inutile se non addirittura dannoso parlare dell’istituzione di regole vincolanti per le imprese, considerate come elementi potenzialmente lesivi della libera concorrenza e dell’autonoma capacità del mercato di regolarsi e correggersi. Purtroppo questa interpretazione è contraddetta dalle esperienze degli attivisti dei diritti umani e delle imprese che seriamente lavorano per migliorare le condizioni dei lavoratori lungo la catena di fornitura e che riscontrano sul terreno una realtà ben meno consolante: nella maggioranza dei casi il minimo legale richiesto per legge a livello nazionale non è rispettato. In aggiunta a questo, molti governi non hanno introdotto nell’ambito della propria legislazione nazionale le previsioni contenute nelle convenzioni internazionali in materia di diritti umani, di diritti e standard fondamentali nel lavoro, incluse alcune Convenzioni fondamentali dell’ILO come quelle riguardanti la libertà di associazione sindacale e la libertà di contrattazione collettiva, le Convenzioni sull’età minima di ammissione al lavoro e sulle forme peggiori di lavoro minorile. Gli stati inoltre hanno sinora fallito nel tentativo di sviluppare una cornice normativa internazionale che permettesse di “governare” le nuove forme organizzative delle imprese multinazionali (con le relative complesse catene di fornitura globale oggi prevalenti). Questa situazione porta ad un “regulation gap”, un vuoto normativo complessivo che può essere considerato una delle cause che hanno generato lo sviluppo delle pratiche di RSI. Con la liberalizzazione spinta dei mercati e l’abbattimento di barriere non solo tariffarie tra i paesi, è venuta meno l’efficacia delle cornici normative nazionali ha costretto, in prima istanza, gli attori non governativi a trovare strumenti immediati e transitori per fare fronte al vuoto di regole. La nascita di sistemi volontari per il controllo etico della catena di fornitura ha permesso di sperimentare nuove forme di regolamentazione non governative e ha permesso di cominciare dare spazio a nuovi soggetti come portatori di interesse. Ci riferiamo alla società civile e alle comunità locali dei paesi ove maggiore è stato l’impatto delle delocalizzazioni selvagge dell’ultimo ventennio, che sono entrate a pieno titolo tra gli stakeholders primari di cui tenere conto per la formulazione di meccanismi di monitoraggio e controllo delle filiere, oltre che come testimoni chiave insieme ai lavoratori per quanto riguarda gli effetti delle esternalità negative derivanti da produzioni. La ricca esperienza accumulata da chi ha costruito le più avanzate esperienze multistakeholder[2] ha generato una notevole e approfondita conoscenza nel campo dell’applicazione dei diritti, compresa la chiara identificazione degli ostacoli al successo di tali iniziative volontarie. Il dibattito europeo Tra gli esperti e gli attivisti dei diritti umani, ma anche tra gli imprenditori più illuminati, si è fatta strada la consapevolezza che i governi devono giocare un ruolo più forte e determinante nel fornire il quadro di regole necessario a garantire l’efficacia delle iniziative volontarie di RSI. Di particolare interesse, rispetto alla Responsabilità Sociale d’impresa ed al superamento dell’approccio meramente volontaristico, è il dibattito attualmente in corso nell’ambito delle Istituzioni Europee, che vede il Parlamento Europeo su posizioni decisamente più progressiste rispetto alla Commissione Europea: questa, nella sua comunicazione “Making Europe a Pole of Excellence on CSR” del 22 marzo 2006, definì la RSI semplicemente come elemento che migliora la concorrenza tra le imprese. In questo modo ha quasi cancellato tutto il lavoro svolto nell’ambito del Multistakeholder Forum aperto in seguito all’adozione del Libro Verde sulla RSI. In seguito ed in risposta a tale Comunicazione, il Parlamentare Europeo britannico Richard Howitt ha stilato un Rapporto, nell’ambito del Comitato sull’Impiego e gli Affari Sociali del parlamento Europeo, che è stato votato con successo lo scorso 13 marzo a Strasburgo. I risultati raggiunti in tale sede sono stati molto rilevanti da diversi punti di vista, in primo luogo per quanto riguarda il superamento dell’approccio meramente volontaristico alla RSI e in secondo luogo nella ridefinizione stessa del concetto di responsabilità sociale d’impresa. In tale ambito si è chiesto con forza alla Commissione di attuare un meccanismo che consenta alle vittime, compresi i cittadini di paesi terzi, di ottenere giustizia contro imprese europee dinanzi ai tribunali nazionali degli Stati membri; questo può essere utile anche quando si cerca di persuadere la UE di prendere in considerazione seriamente le violazioni dei diritti umani perpetuate da imprese europee. E’ stata presa in considerazione, inoltre, la figura dell’ombudsman dell'UE che svolga indagini indipendenti su questioni relative alla RSI su richiesta di imprese o di qualsiasi gruppo di soggetti interessati; è stata sottolineata l’importanza di un’informazione sociale e ambientale integrata a prospetti finanziari nel nome di una maggiore consapevolezza e trasparenza per i consumatori e di un accesso equilibrato tra i gruppi imprenditoriali e gli altri gruppi interessati all'elaborazione delle politiche dell'UE. Si è chiesto alla Commissione di inserire nei futuri accordi di cooperazione con i paesi in via di sviluppo capitoli sulla ricerca, il monitoraggio e l'assistenza finalizzata alla soluzione dei problemi sociali, umani e ambientali nell'ambito delle attività e delle catene di approvvigionamento delle imprese dell'UE nei paesi terzi e si è ripetuta l’importanza di una alleanza europea in materia di RSI in modo da instaurare un dialogo genuino tra le parti in causa. La Campagna Meno Beneficenza più Diritti, in quanto parte attiva della Rete Europea sulla Responsabilità Sociale delle Imprese, la European Coalition For Corporate Justice[3], vuole promuovere regole, a livello italiano ed europeo, che inducano le imprese ad adottare comportamenti socialmente responsabili e sostenibili ecologicamente in tutto il mondo. La Rete Europea nasce per iniziativa di 16 organizzazioni europee, tra cui Mani Tese in rappresentanza della coalizione italiana, con l’obiettivo di creare un modello sociale ed economico sostenibile, in cui l’interesse delle imprese a creare profitto sia bilanciato da un interesse sociale generale, nel rispetto dei diritti umani, sociali e ambientali.
Gli obiettivi della Campagna La campagna vuole fare in modo che la produzione estera controllata direttamente o indirettamente dalle aziende europee avvenga nel pieno rispetto dei diritti fondamentali della persona e delle comunità locali e garantisca il rispetto e la protezione dell'ambiente. La Sottocommissione ONU sui diritti umani, contrariamente alla posizione di molti stakeholder che vedono la responsabilità sociale come un atto puramente volontario, riconosce la necessità di un quadro giuridico vincolante per i comportamenti delle imprese in tutto il mondo. Le associazioni e ONG italiane che promuovono la campagna chiedono un impegno del governo italiano in sede europea per:
La Campagna vuole incentivare le imprese a comportamenti rispettosi dei diritti umani e dell'ambiente in tutto il mondo, l'obiettivo è di fare in modo che le attività delle imprese multinazionali esercitano, sia direttamente che indirettamente, nei paesi in via di sviluppo avvengano nel pieno rispetto dei diritti fondamentali della persona e della comunità circostante e garantiscano il rispetto e la protezione dell’ambiente. Perché ciò sia possibile la Campagna si muove a livello nazionale, europeo ed internazionale e si rivolge a tutti i cittadini, alle istituzioni, al mondo politico ed economico. La Campagna è stata, quindi, parte attiva nell’influenzare i contenuti di questo rapporto, verso una definizione della RSI che affianchi agli strumenti volontaristici, strumenti normativi che vincolino le imprese e chiedendo la ridefinizione di una strategia europea che coinvolga tutti gli stakeholders, l’obbligatorietà del rapporto sociale ed ambientale per le imprese, lo sviluppo di meccanismi sanzionatori collegati alla responsabilità del gruppo dirigenziale delle imprese nei confronti di tutti gli stakeholders ed il monitoraggio su tutta la filiera produttiva, la creazione di meccanismi di Foreign Direct Liability a favore delle vittime di violazioni commesse dalle imprese ed una più efficace implementazione delle Direttive sugli Appalti Pubblici del 2004. Obiettivo della Campagna è anche quello di coinvolgere il governo italiano a farsi parte attiva per favorire la diffusione di una reale cultura di RSI, facendo proprie le riflessioni più avanzate a livello internazionale e inaugurando una nuova stagione di politiche attive che veda il governo giocare un ruolo forte nel campo dell’applicazione di elevati standard di sostenibilità sociale e ambientale.
A tale proposito e vista la forte incidenza di diversi fattori politici ed economici derivanti anche dalle regole del commercio internazionale, occorrerebbe promuovere un approccio sistemico alla RSI, a partire dalla necessità di creare un tavolo di confronto interministeriale e multistakeholder ove portare le diverse e complementari specificità che informano i diversi ministeri competenti: Ministero del Welfare e delle Attività Produttive, Ministero degli Affari Esteri e Ministero del Lavoro dovrebbero collaborare alfine di produrre una legislazione avanzata e coerente che favorisca lo sviluppo di un modo di fare impresa capace di guardare alla salvaguardia del pianeta e dei diritti dei lavoratori, in qualunque parte del mondo le imprese operino.
Meno Beneficenza, Più Diritti intende focalizzare la sua attenzione su alcune proposte strategiche rispetto alle quali ritiene prioritario l’impegno del governo a livello nazionale e presso le istituzioni europee. In particolare: - L’attuazione di una normativa nazionale sulla responsabilità sociale d’impresa che recepisca e riproduca le più avanzate Convenzioni Europee e internazionali in materia di Diritti Umani, Diritto del Lavoro e Protezione dell’ambiente, oltre alle norme delle Nazioni Unite sulla responsabilità delle imprese transnazionali ed altre imprese; - L’obbligo per le imprese di rispettare, proteggere e promuovere diritti umani ed ambiente nella loro sfera d'influenza, attraverso la creazione di meccanismi nazionali di controllo che assicurino la responsabilità legale delle imprese verso tutti gli stakeholders, siano essi nel paese d’origine o in quello ospitante; - La garanzia per i cittadini-consumatori di ottenere informazioni chiare e trasparenti sulle aziende e le loro attività, obbligando le imprese a fornire rapporti pubblici periodici sulla struttura produttiva e sulle conseguenze sociali ed ambientali della loro produzione;
- L’obbligo per gli Enti Pubblici di applicare criteri di responsabilità sociale autentica nella scelta delle imprese fornitrici di beni e servizi, instaurando altresì meccanismi di verifica. Inoltre che queste aziende appaltatrici, fornitrici di beni e servizi, e quelle a capitale misto si dotino, da subito, di uno dei marchi sociali esistenti.
In conclusione, la campagna – in relazione al dibattito che si sta svolgendo sulla materia a livello europeo e per giungere alla definizione di questi obblighi – ritiene opportuno sviluppare, in primo luogo, meccanismi legali di Foreign Direct Liability che prevedano la responsabilità dell’impresa su tutta la filiera produttiva, permettendo l’avvio di azioni in caso di violazioni sia nel Paese di origine sia in quello ospitante. Ciò implica meccanismi di extraterritorialità della giurisdizione attualmente applicati, nell’ambito della legge italiana per quanto riguarda i reati di turismo sessuale a danno di minori. Si deve affermare, inoltre, la responsabilità dell’impresa e dei dirigenti nei confronti di tutti gli stakeholders anche delle comunità locali in cui viene delocalizzata la produzione o sono in atto meccanismi di fornitura, si deve sostenere con forza la trasparenza nei confronti dei consumatori e degli altri stakeholders con l’obbligo di stesura di rapporti sociali ed ambientali, da affiancarsi alle relazioni relative alla performance delle aziende. Si deve puntare con forza allo sviluppo di meccanismi di monitoraggio indipendenti che contemplino anche un ruolo pubblico per il rispetto dei diritti su tutta la filiera produttiva collegata alle imprese italiane ed europee e di strategie per consolidare i principi di RSI nella governance delle aziende, nella formazione dei dirigenti e dei dipendenti, nelle procedure d’acquisto e nei modelli produttivi. In tale ambito è importante individuare nuovi strumenti di indagine e verifica delle pratiche di acquisto verso i fornitori nei PVS e/o paesi emergenti, per valutare l’impatto di asimmetrie informative, politiche commerciali di tipo predatorio, trasferimento di rischi, abuso di posizione dominante e contratti di breve durata. La Campagna auspica lo sviluppo di una strategia omogenea che obblighi gli Enti Locali e le pubbliche amministrazioni ad includere criteri sociali e ambientali stringenti per l’assegnazione degli appalti e delle forniture, favorendo le imprese che puntano ad uno sviluppo del territorio, al rispetto dell’ambiente e dei diritti [1] Si faccia riferimento principalmente a: Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, 1948; Convenzioni e Dichiarazione Tripartita ILO, 1977 e modificata nel 2000; Linee Guida OCSE per le imprese multinazionali, 2000; Norme ONU sulla Responsabilità Internazionale delle Imprese, 2003.
[2] Per approfondire le più significative esperienze MSI a livello internazionale si vedano a titolo esemplificativo ETI, FWF, WRAP
[3] Per maggiori informazioni: www.corporatejustice.org.
|